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Posted by on Gen 25, 2013 in Meditazione nelle carceri, Società |

La meditazione nelle carceri

Sahaja Yoga svolge una intensa attività di promozione sociale allo scopo di alleviare le condizioni di alcuni settori della popolazione che vive con difficoltà e disagio la propria esistenza.

In questo contesto, Sahaja Yoga ha iniziato oramai da alcuni anni ad operare la sua attività nelle carceri grazie soprattutto alla più che fattiva collaborazione con il Garante regionale dei detenuti: l’onorevole avvocato Angiolo Marroni.

Si riporta qui di seguito un estratto di una sua intervista per far comprendere meglio il suo punto di vista davvero illuminato e fuori dagli schemi usuali:

“In questi anni abbiamo provato a compiere una vera

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e propria rivoluzione culturale visto che, nell’attuale società caratterizzata dall’individualismo e dall’esclusione sociale, il carcere è un facile e naturale collettore di disagio e di marginalità e quasi mai la detenzione raggiunge gli obiettivi rieducativi cui sarebbe costituzionalmente finalizzata. Siamo partiti da zero non solo nell’organizzazione ma soprattutto nell’aspetto culturale del nostro lavoro, perché prima di ogni cosa è stato, ed è tuttora fondamentale, educare i nostri interlocutori al fatto che esistono “anche” i diritti dei detenuti.”

Il Garante Angiolo Marroni

Sahaja Yoga sta cercando di liberare queste persone da tutti i pesanti condizionamenti dovuti alla loro condizione di profonda umiliazione e di restrizione della propria indipendenza attraverso l’esperienza della meditazione e del risveglio della Kundalini. I risultati ottenuti finora sono andati oltre ogni aspettativa ed i successi conseguiti hanno convinto le autorità competenti a rinnovare l’autorizzazione ad operare nelle strutture penitenziarie per diversi anni.

Senza avere l’arroganza o la presunzione di arrivare a facili conclusioni, queste esperienze così positive ci inducono ad affermare che se si raggiunge il conseguimento della libertà interiore, ovvero l’affrancamento dal nostro ego e dai nostri condizionamenti, questo stato ci conferisce la forza e la leggerezza per affrontare meglio le difficoltà ambientali e sociali cui siamo sottoposti nella nostra quotidianità. Ciò è particolarmente vero in un ambiente così difficile come il carcere, in cui il detenuto vive in uno stato in cui la sua autonomia è così particolarmente limitata, ma trova particolare sollievo e beneficio dalla conquista di una libertà interiore che lo rende più forte della sua condizione.

VERCELLI

            • Anni 2000-2001: Carcere circondariale di Vercelli

Il corso è durato un anno ( un’ora la settimana) e ha riguardato prima i detenuti e poi le detenute.

MILANO

            • Anno 2008: Carcere minorile di Beccaria

MODENA

            • Anni 2003-2004: Carcere “Sant’Anna” Sezione Alta Sicurezza

Il corso di meditazione veniva svolto durante le ore di lezione di ‘scuola’ nel corso dell’anno scolastico. Non si è trattato di un vero e proprio corso ‘istituzionale’ ma erano i detenuti che chiedevano di meditare.

            • Anni 2005-2007: Casa di reclusione e lavoro di Castelfranco Emilia

n. 10 incontri con un gruppo di circa 7 detenuti.

LATINA

            • Anni 2005-2006: Ministero della Giustizia-Istituto di Pena di Velletri sez. maschile

2 corsi frequentati ciascuno da 20 detenuti della durata di 6 mesi con il patrocinio del Garante dei detenuti della regione Lazio

            • Anno 2006: Ministero della Giustizia-Istituto di Pena di Latina sez. femminile

2 corsi frequentati ciascuno da 20 detenute della durata di 4 mesi. Le detenute politiche sono state esentate dal corso per poter partecipare al corso.

            • Anno 2007: Ministero della Giustizia-Istituto di Pena di Velletri sez. maschile

1 corso frequentato da 20 detenuti della durata di 4 mesi con il patrocinio del Garante dei detenuti della regione Lazio. La tipologia dei detenuti è problematica con imputazioni pesanti.

            • Anno 2012: Ministero della Giustizia-Istituto di Pena di Velletri sez. maschile

1 corso frequentato da 14 detenuti della durata di 4 mesi con il patrocinio del Garante dei detenuti della regione Lazio.

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