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Musicoterapia

Il primo effetto benefico che deriva dalla meditazione sahaja è il benessere fisico. La nostra salute migliora, dormiamo meglio, digeriamo meglio, ci svegliamo più rilassati e tutto questo ci fa affrontare meglio la nostra giornata o i piccoli malanni di cui soffriamo. Ciò dipende dal fatto che le cellule del nostro corpo iniziano a sintonizzarsi sulla stessa frequenza dell’energia cosmica. Impariamo dunque ad entrare in assonanza con i ritmi di questa energia, lasciandoci andare senza più contrastarli con la nostra attività mentale. Se ci soffermiamo a riflettere, il nostro essere è immerso completamente nei ritmi del cosmo: la rotazione della terra, l’alternarsi delle stagioni, dei giorni e delle notti, delle fasi lunari, lo stesso battito del nostro cuore seguono un ritmo. Ed il ritmo è armonia, è MUSICA!

 

Molti di noi hanno già sperimentato l’effetto della musica sul proprio umore. La musica è magia, è un’emozione ed è anche un formidabile veicolo di coesione tra le persone. La partecipazione ad un evento musicale ci fa provare grandi suggestioni proprio perché ci troviamo a condividere con gli altri le stesse nostre emozioni.

 

Ma la musica, ascoltata durante la meditazione, oltre che donarci benessere, diventa anche un vero e proprio metodo di cura dalle malattie, soprattutto se sono di origine psicosomatica.

 

L’uso della musicoterapia non è certo una novità: la musica, quella di Mozart, ad esempio, viene fatta ascoltare alle gestanti per i suoi effetti terapeutici sul feto, mentre molti medici si servono ormai della musicoterapia nella riabilitazione verbale o nelle altre malattie da stress.

 

In Sahaja yoga non tutte le musiche sono adatte a questo scopo perché non tutte sono in grado di essere riconosciute dal nostro corpo energetico. La musica classica indiana, ad esempio, possiede delle frequenze che suscitano un effetto profondo sulla Kundalini e sui Chakra. Queste melodie vengono chiamate rāga. Si tratta di frasi musicali prefissate su cui ogni artista improvvisa la propria esecuzione. Questi brani musicali sono in grado di curare alcune malattie perché agiscono direttamente sul chakra corrispondente all’organo ammalato.

 

Alcune persone che meditano da molto tempo e che esercitano la professione medica hanno effettuato esperimenti rivolti alla cura di alcune patologie tramite l’uso della musica. Così, i medici dell’Associazione Diabetici di Verona, insieme all’Associazione Sahaja Yoga e all’Università degli Studi di Modena hanno misurato gli effetti della musica ascoltata durante la meditazione su soggetti affetti da diabete, sia di tipo 1 che di tipo 2. Nel corso dell’esperimento è stato osservato che un particolare rāga, denominato “Todi” svolge un lavoro positivo sul secondo chakra del lato sinistro. Dal momento che il diabete, secondo Sahaja Yoga, ha origine – dal punto di vista energetico – da uno squilibrio sul sistema simpatico di sinistra, ed in particolare sullo Svadistan e sul Nabhi sinistro (2° e 3° chakra), è stato sperimentato l’effetto dell’ascolto di “raga Todi” su pazienti affetti da diabete, unitamente alle tecniche di Sahaja Yoga. L’esperimento ha dimostrato che il rāga utilizzato è stato un valido coadiuvante, se non un sostituto, dei farmaci correntemente impiegati nella cura della patologia. Il risultato finale ha riscontrato nei soggetti coinvolti nell’esperimento un miglioramento del tono dell’umore, degli stati d’ansia, della sensazione di benessere ed anche sul metabolismo. Inoltre i partecipanti hanno ridotto volontariamente la terapia farmacologia, continuando a mantenere l’assetto glicemico entro limiti della norma.

 

Un’altra efficace terapia – che possiamo facilmente sperimentare su noi stessi – è quella che il Dottor Arun Apte, esperto di musica e musicoterapeuta, definisce OMKAR Therapy. “OM” è il suono primordiale che ha creato l’universo ed è anche il suono dell’energia Kundalini. Questo suono, nella sua forma estesa, si compone di tre fonemi: A, U, e M. Potremmo sperimentarne gli effetti cantandolo.

 

Esercizio pratico:

Dopo esserci seduti, proviamo a rilassarci completamente e ad entrare in contatto con la nostra Kundalini. Poi facciamo qualche respiro profondo, senza forzare, ed infine cantiamo con il tono di voce che ci verrà spontaneo il fonema “A” per qualche volta, di seguito, adattandoci ritmo naturale di emissione/immissione del respiro. La vibrazione di questo suono aiuterà il nostro canale sinistro a rilassarsi e a pulirsi. Fermiamoci un momento e poi cantiamo nello stesso modo il fonema “U”, che lavorerà sul nostro canale destro. Nuova breve pausa ed infine cantiamo il fonema “M”, che entrerà in assonanza con la frequenza del canale centrale, dove scorre la Kundalini. Potremo terminare l’esercizio cantando il mantra nella sua forma contratta “OM” e poi verificare sulle nostre mani il risultato di questa piccola auto-cura per i nostri tre canali, utilissima anche a placare lo stress.

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