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Meditazione

Sempre più numerose sono le persone che si avvicinano alle tecniche di rilassamento (meditazione, yoga e non solo) per ritrovare la pace interiore, per ottenere un riequilibrio energetico o anche più semplicemente per combattere lo stress. Ma, in realtà, cos’è la meditazione? E quali sono i reali benefici della meditazione? Si tratta di semplici metodi di rilassamento o di un vero e proprio percorso di consapevolezza? Scopriamo insieme come meditare sia, in verità, qualcosa di naturale e spontaneo…

Nel parlare comune il termine “meditare” ha assunto il significato di “pensare intensamente”, “riflettere”, “ponderare”, “valutare attentamente”. Indica, dunque, una forma di concentrazione, di analisi, di sforzo del pensiero. Eppure, se andiamo a vedere il significato originale, scopriamo che l’etimologia di “meditazione” è la stessa di “medicina” e di “mente”, associata all’idea di “curare” e “stare nel mezzo”. Potremmo, già da questi primi dati, abbozzare un primo tentativo di definizione: “curare la mente, stando nel mezzo”.

Continuando la nostra ricerca, incontriamo innumerevoli forme di “meditazione”, tutte apparentemente efficaci e “vere”. Ma, già dopo una breve panoramica, possiamo accorgerci come in realtà con questo termine si denotino esperienze molto distanti e, a volte, opposte fra loro: da semplici esercizi fisici alla preghiera, dalla visualizzazione alla trance, dall’ipnosi alla magia, da tecniche di rilassamento a forme di regressione di coscienza…tutto ciò viene genericamente chiamato “meditare”.

A pprofondendo ulteriormente, però, scopriamo come tutti i grandi maestri spirituali, da Buddha a Lao-tzu, da Krishna a Gesù, abbiano descritto (con parole e simboli differenti solo in superficie) il medesimo avvenimento, la stessa esperienza: del Tutto.

Andando alla radice del significato autentico di questa esperienza, per spazzare via i luoghi comuni e le banalità fuorvianti, incontriamo le antiche fonti del sapere orientale.E scopriamo, per esempio, che anche l’abusato termine “yoga” non indica affatto una dottrina, una serie di esercizi o una tecnica di rilassamento. “Yoga” vuol dire “unione” (un’etimologia affine a parole come “religione”, sinagoga”, “simbolo” etc.), espressione usata per descrivere appunto uno stato interiore di armonia e integrazione, in cui la mente è immersa nella calma e gioiosa percezione della sottile unità delle cose.

Dunque, il termine “meditazione” e il termine “yoga”, nel loro significato originale, pressochè coincidono.

Inoltre, nel primo testo fondativo dello yoga, lo “Yoga Sutra” di Patanjali, le fasi avanzate dello stato meditativo vengono definite come Nirvichara Samadhi, cioè “consapevolezza senza pensieri” , e Nirvikalpa Samadhi, “consapevolezza senza dubbi”. Quindi, secondo i testi classici dello yoga, la meditazione coincide con l’interruzione e il superamento dell’attività mentale, esattamente il contrario (come spesso capita!) di ciò che comunemente si crede. La meditazione non è l’espressione massima del pensiero, ma uno stato di silenzio mentale, di assoluta assenza di pensieri.

Ma come raggiungerlo?

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